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Giù le mani dal sacco

by | Feb 6, 2020

Questo articolo è stato pubblicato anche sul numero di febbraio 2020 della rivista Gente Sana.

La lista delle cose che si perpetuano nel tempo solo perché “è sempre stato così”, è veramente lunga.
Per numerosissime questioni siamo arrivati al punto in cui, a questa lista, è il momento di porvi attenzione. È necessario rendersi conto che tante delle cose che vi sono elencate possono anche essere e andare diversamente, per il meglio.
Dei #bambini nati nel proprio sacco se ne parla sempre come casi eccezionali, le statistiche ne riportano un caso su 80’000 sottolineando così la rarità dell’evento. Prendere questi numeri come un dato di fatto, può solo portare a pensare, anzi, a convincere del fatto che non è normale che un bambino nasca ancora completamente avvolto dal #sacco #amniotico integro, cosa che “si è sempre ritenuta” strana e innaturale.

Quante persone pensano che il processo del #parto inizi con una pozza sul pavimento? Troppe!
Ancora oggi questo è quello che si vede nei film, che si legge e si sente dire un po’ dappertutto. A volte succede che si perdano le acque all’inizio del #travaglio o ancora prima che sia iniziato. Il fatto che succeda sempre più frequentemente altro non è che un avvertimento che qualcosa si sta alterando negli ingranaggi naturali della #nascita.
La #fisiologia infatti spiega che le membrane, che delimitano il sacco all’interno del quale il bambino è immerso nel liquido amniotico, si rompono, lasciando scorrere quelle che comunemente vengono chiamate acque, quando il bambino è ormai vicino all’uscita dal canale del parto.
La fisiologia accorda anche che il sacco possa rimanere integro accompagnando il bambino fino all’esterno del corpo #materno.

Nascita in casa accompagnata dall'ostetrica Elena Cecchetto di Mamasté

Foto: nascita in casa accompagnata dall’ostetrica Elena Cecchetto di Mamasté

Perché è più usuale veder accadere la fine come inizio?

 

Per quel che riguarda la cinematografia, dal loro punto di vista, una donna che si ritrova inaspettatamente con i piedi bagnati e dopo due secondi comincia ad urlare indemoniata è più coinvolgente di una scena reale di parto.
Per quanto riguarda la realtà, la natura è in continuo adattamento all’ambiente circostante. Nella nascita, l’ambiente circostante è fatto di innumerevoli fattori. Alcuni di essi sono racchiusi nello stile di vita.
A quali posture e a che tipo di movimento la donna abitua o priva il proprio corpo per molte ore? Con quali alimenti si nutre?
Quali informazioni ha memorizzato in sé e quali continua a farvi entrare? Che tipo di emozioni nuotano tra le sue acque interiori?
Quanto si sente al sicuro e protetta nell’ambiente in cui vive e dalle persone di cui si circonda?
Come regola la propria esposizione ad onde elettromagnetiche?
In che modo si relaziona con il bebè in arrivo? Quanto realmente comprende la propria Anima e quella che sta ospitando dentro di sé?
A queste ed altre domande va data risposta anche dal punto di vista del bebè che sta nascendo.
Molti di questi fattori influenzano da così tanto tempo la fisiologia umana, quindi anche il processo naturale del parto, che quest’ultimo comincia a manifestare delle possibilità di cambiamento.
Il noto medico chirurgo e ostetrico Michel Odent parla, per esempio, del plausibile rischio che l’essere umano sta correndo dato dall’utilizzo eccessivo di #ossitocina sintetica, iniettata nella stragrande maggioranza delle donne durante il parto, con il risultato di portare il corpo umano a non essere più in grado di produrne e il cervello a non saperla più riconoscere.
Dove sta il problema?
Considerando che l’ossitocina è chiamata anche ormone dell’amore ed ha un ruolo fondamentale e primario all’interno delle relazioni e dei comportamenti umani, il problema è … esistenziale!

Continuando a ritenere la perdita delle acque come la prerogativa che annuncia l’avvio del travaglio, questo è ciò che la maggioranza delle donne crede e si aspetta e questo fa sì che i loro corpi e quelli delle loro figlie, in concomitanza ai fattori di cui sopra, si adattino e comincino a funzionare in questo modo.
Non solo: rompere il sacco è pratica assai diffusa sia per indurre il parto che per velocizzarne i tempi.
Nella convinzione che non sia una pratica invasiva, che non rechi danni né alla donna né al nascituro e che non abbia nessuna rilevanza se il sacco rimane integro o meno, la si compie in scioltezza svicolando l’evidenza, cioè che anche questo è un intervento e un’interferenza. Come tale, condiziona il fisiologico svolgimento di quella specifica nascita con tutte le implicate conseguenze (piò o meno visibili) che sempre si arrecano mettendo mano e interferendo con un processo (involontario) che per potersi svolgere richiede di non essere disturbato.
Il sacco che si va a rompere contiene, assieme al #neonato, quel liquido che, oltre alle sue numerose funzioni vitali, attutisce la pressione delle #contrazioni e dello stretto passaggio che porta alla nascita, rendendo per considerevoli aspetti l’esperienza molto meno stressante per il #bebè.
Grazie alle risapute e comprovate straordinarie capacità dell’acqua di custodire informazioni, il liquido amniotico inoltre riproduce per l’Anima che si sta incarnando quanto di più simile alle frequenze da cui proviene. Viaggiando durante tutta la #gravidanza tra il corpo che si sta formando e la propria Origine, l’Anima trasporta continuamente con sé codici, frequenze e altre informazioni utili all’esperienza che si sta apprestando a vivere.

Attraverso il liquido amniotico
il nascituro è immerso nel suo mare d’Origine sia a livello energetico che a livello fisico.
Questo permette un costante passaggio di impulsi che attivano determinate funzioni e connessioni
all’interno del complesso sistema operativo umano.

L’Anima si àncora definitivamente al suo nuovo corpo fisico durante il coronamento, negli istanti cioè in cui la testa si appresta ad uscire. Nascere impregnati fino all’ultimo di queste acque è una scelta che alcune Anime fanno affinché il proprio campo emozionale sia il meno condizionato possibile dal vissuto della nascita, personale e delle persone coinvolte, #madre in primis.
Non a caso i bambini nati nel sacco integro vengono descritti con caratteristiche particolarmente affini al mondo spirituale, con chiari ed evidenti talenti e sensibilità.
Pensare che molti avrebbero questa possibilità se solo la venuta al mondo fosse custodita anziché controllata!
Se un essere umano ha previsto di viaggiare all’interno del suo sacco amniotico per tutta la durata del parto e di portarlo con sé anche fuori dal grembo materno, questo ha un senso preciso e degno di nota e va protetto e rispettato al di là delle proprie personali convinzioni e comprensioni. Da qui, di nuovo, l’importanza cruciale del rivolgersi ad ogni singola nascita tenendo conto dell’unicità delle persone/Anime protagoniste (madre, padre e bambini) e di tutte le componenti che li riguardano.

Leggendo le storie di nascita di Elena, ostetrica domiciliare in Italia, un giorno mi sono resa conto che numerosi bambini, della cui nascita lei è testimone, nascono avvolti dal loro sacco amniotico integro che si rompe spontaneamente quando il corpo del bambino scivola fuori o pochi istanti dopo essere atterrato o per mano dei genitori stessi. So per certo che le qualità d’animo e di presenza di Elena sono tra gli ingredienti più importanti che facilitano e preservano la continuità della natura della nascita delle famiglie che accompagna. Ma queste nascite possono essere la norma anche per altri e con altri … se il processo del parto non viene disturbato! Ciò che lei porta alla luce riscrive le statistiche, cancella i “si è sempre visto così”, mostra una realtà diversa dalla quale si è stati abituati e conferma che quando l’intero viaggio della nascita (dal concepimento al postparto) viene vissuto con consapevolezza, autenticità, rispetto e devozione, naturalezza e in maniera salutare, la fisiologia riprende in mano le redini e si manifesta in tutta la sua perfezione.

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© Clarissa Semini