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sono madre, non ho figli

da | Set 28, 2017

Questa è la storia che conclude il libro Mamma o non mamma, una rilfessione a più mani destinata a più cuori, a cura di Cecilia Lattari. Si tratta di un progetto, al quale sono onorata e grata di aver contribuito, dedicato alle donne senza figli ma anche a tutte coloro che si interrogano sulla maternità e la conservano nel cuore.

La prima volta che ho percepito in me il desiderio di avere dei #figli avevo 18 anni.
Cinque o sei, includendo possibilmente una coppia di gemelli. Si è presentato come desiderio per avere la mia attenzione.
Per il tempo necessario ha indossato la maschera del “senza di me non sei/sarai nessuno” mettendomi all’angolo con la mia insoddisfazione, rabbia esistenziale, brama di amore.
Ha scavato fino arrivare all’osso del mio cuore e ad ogni scavo io mi conoscevo sempre di più. È passato poi alla mente dove minuziosamente ha scandagliato tutte le pieghe che è riuscito a raggiungere, mettendomi a confronto con credenze adottate ed ereditate, premeditazioni per il futuro, aspettative, giudizio, … giudizio, … giudizio, …

Nel suo incessante battito ha continuato a mutare, ogni parte di me che incontrava non rimaneva incolume.
Lui rincorreva me e io pedinavo lui finché … è diventata una lei, al profumo di scelta, al profumo di essenza, al profumo di anima.
Un giorno è arrivata al mio grembo, e lì ho compreso.
Lì, come naturale che sia, ha trovato casa e finalmente ho potuto osservarla, incontrarla, ascoltarla, scoprirla, viverla.
Ho compreso che non era dando alla luce che avrei illuminato il buio che sentivo dentro e che lì, dove io volevo (o credevo di volere?) ci fosse un #bambino, c’era un fuoco che aspettava il mio alito di vita.
Respiro dopo respiro, negli anni, desiderando innanzitutto me, ho smesso di alimentare uno pseudo-desiderio, iniziato a nutrire il mio fuoco e ad ascoltarlo.

Mi raccontava di bambini, decine e centinaia di bambini di infiniti colori in attesa di entrare nella Terra.
Ovviamente non potevano essere tutti miei per cui ho continuato ad ascoltare.
Racconto dopo racconto, studio dopo studio, ricordo dopo ricordo, formazione dopo formazione, veli e veli di me, uno alla volta ho iniziato ad accompagnarli nel loro viaggio, nell’incontro e nella vita con i loro #genitori.
Più sono entrata ed entro in me, più mi sono ricordata e mi ricordo di conoscenze.
Più ho provato e provo sensazioni famigliari (f a m i g l i a r i !) anche se non attuali, più il cuore mi si apre nell’accoglienza di me e degli altri. C’è chi non è d’accordo né comprende, ognuno è nel pezzo di strada che sta percorrendo e va bene così. Potrei estrapolare concetti di fisica quantistica per spiegare quello che so e percepisco, appoggiarmi al principio del “siamo uno e siamo tutto”.
Ma perché cercare di spiegare/giustificare? Non voglio convincerti di qualcosa, sto condividendo me.

Una donna e #madre che stimo molto, dopo una serie di peripezie con i figli, scherzando ha scritto: “nella prossima vita prendo dei gatti!”, le ho risposto che dovevo essermelo detto la scorsa vita!
Posso farne ironia perché quel che era 24 anni fa ora è devozione alla creazione.
Non mi turbano più conversazioni tipo:
X: “che lavoro fai?
io: “accompagnamento alla #nascita, in tutte le sue infinite sfaccettature
X: “ah ma che bello! Quanti figli hai?”
io: “nessuno
X: “quindi non hai messo in pratica!
opp.: “… a …” con sguardo da gaffe
opp.: altre mille, senza senso, coscienza, ASCOLTO.

Basterebbe veramente poco, basterebbe incontrarsi da cuore a cuore e rimanere lì, a quel livello lì.
Cosa ti importa se io o lei o un’altra abbiamo figli o meno? Veramente, cosa ti importa?
Cosa cambia nella nostra relazione, nel nostro incontro? Che ne sai se ho abortito, se li ho persi, se non ne voglio, se sono sterile, se sono malata, se ho paura, se voglio altro, …
Stai vedendo me o guardando quello che ho o non ho?
Quando mi chiudi la porta con la motivazione che non ho figli e quindi non posso capire o sapere, è a te che stai sbattendo in faccia pregiudizi e paure.
Basterebbe spegnerci … e illuminarci di chi siamo!
Non ho figli perché sto scoprendo come amare te come se lo fossi.

Faccio il mestiere che faccio perché ogni cellula del mio corpo e ogni scintilla della mia anima è Madre. Non sto compensando una mancanza, mi sto colmando di me. Avessi fatto figli 20 anni fa sì che di mancanze ne avrei compensate.
Nemmeno chiamo né reputo le due cagne e due gatte che vivono con me come le mie bambine, sono gli animali che vivono con me.
Non ho una bilancia sulla quale pesare l’amore che provo. L’amore è amore nella sua interezza, nel suo essere indescrivibile, immisurabile, infinito, libero indipendente e incondizionabile dall’Essere a cui è rivolto.
Spesso sento o leggo donne dire o scrivere, dopo aver partorito, che finalmente si sentono delle donne complete o che finalmente si sentono veramente donne. Altre che dopo un primo #parto andato non come sperato decidono di fare un altro figlio “per riscattarmi”, “per sentirmi donna fino in fondo”. Certamente un figlio e un parto portano con loro e in loro un enorme e sacro potenziale di trasformazione, di iniziazione a sé stesse, di incontro con l’Origine.
Eppure mi chiedo come sarebbe se noi donne, assieme agli uomini che ci stanno accanto, facessimo un passo indietro prima di portare nel mondo un figlio. Se ci sedessimo un po’ nel nostro #grembo lasciandoci permeare dal suo sapere.
Se entrassimo prima pienamente nel nostro potere creativo universale (lasciandoci accompagnare se non sappiamo come fare).
Mi chiedo come sarebbe se sentissimo un impulso genuino ad invitare i figli a nascere attraverso di noi dopo esserci sperimentati, completati di noi stesse/i, quando non ci manca più quello che non ci è mai mancato, quando siamo tutto ciò che siamo.
Come sarebbe?

“… Conosco donne che sono madri, madri e basta. Pure senza figli. Si diventa madri in molti modi. Ma io parlo dell’essere madre. Che non ha nulla a che fare con l’anagrafe e ben oltre i loro figli di pancia. Si può essere madri quando si va in giro per il mondo a educare a forme altre di maternità, quando con le proprie parole si allatta un mare di figli orfani di affetti, di radici, di vita e di terra sotto i piedi.
… Conosco madri che sono, pure senza figli. Perché figlio è il mondo di cui si prendono cura.” Alessandra Erriquez

Ho partorito infinite volte, allattato d’amore infinite volte.
Quando tengo tra le braccia una donna che sta partorendo sono Madre e Grandmother.
Quando mi faccio calice per accogliere le lacrime di chi piange la perdita di un bambino sono Madre e Grandmother.
Quando la mia gatta partoriva appoggiandosi a me ero Madre e Grandmother.
Quando ascolto l’anima di un bambino sono Madre e Grandmother.
Quando sprofondo tra le braccia di Madre Terra sono Figlia, Madre e Grandmother.
Quando attraverso di me altri tornano al proprio Fuoco sono Madre e Grandmother.
Ancorata alla mia visione di Nascita e Genitorialità sono Madre e Grandmother.

Oggi ho quasi 42 anni, non ho figli e sono Madre.

 

Contatta Cecilia per ricevere l’intero ebook Mammanonmamma, scaricabile gratuitamente, con tutte le altre storie raccolte.

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© Clarissa Semini

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